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Chiemgauer 100
L’annullamento della Western States mi ha lasciato un vuoto
dentro. Avevo puntato tutta la mia stagione trail su questa
gara: mesi e mesi di allenamenti mirati, un lungo viaggio per
raggiungere la California… e poi la delusione dell’annullamento
a causa degli incendi sul percorso! Appena rientrato in Italia,
ho subito cercato una valida alternativa: la Chiemgauer 100, in
Germania, sembrava l’unica possibilità. Si tratta di una gara
pressoché sconosciuta, che si svolge su montagne quasi anonime,
con pochi partecipanti ed un'organizzazione familiare. Mi
sembrava proprio una soluzione di ripiego, ma non vedevo
alternative.
La mia
iscrizione è stata accettata all’ultimo momento, e mi sono così
ritrovato sulla linea di partenza senza aver avuto il tempo di
studiare il percorso, definire la strategia, preparare le drop
bags, ecc. Sono arrivato a Ruhpolding il venerdì alle 13, e alle
15 è stato dato il via. In verità la partenza è libera, dalle 15
in poi, ma ho scoperto che quasi tutti gli altri partecipanti
partivano appena possibile, e così mi sono adeguato anch’io.
L’evento principale è una 100 km che parte il sabato mattina, ma
viene data la possibilità di percorrere le 100 miglia
aggiungendo un prologo iniziale. Questa prima parte dispone di
servizi ridotti, con un paio di ristori self-service, e quindi
molti si organizzano con un’assistenza personalizzata. Io invece
ero da solo, e non ho sfruttato nemmeno la possibilità di
inviare le drop bags ai ristori: volevo una gara il più
possibile autonoma, a costo di portarmi nello zaino materiale in
abbondanza.
La prima
parte del percorso è poco impegnativa, perlopiù su strade
forestali e facili sentieri. Parto tranquillo, cercando di
mantenere un ritmo facile; ne approfitto per osservare i boschi
che attraversiamo e per scattare qualche foto. Al 16° km si
trova il primo ristoro: si tratta semplicemente del garage di
un’abitazione lasciato aperto, con due taniche di acqua e bibite
energetiche, qualche banana ed un po’ di barrette. Evidentemente
da queste parti non si temono ladri o vandali, e tutto rimane
incustodito. Qui si trova anche un foglio con i nomi dei
concorrenti, che sono tenuti a scrivere l’ora del loro
passaggio: la fiducia regna sovrana! Mi rifornisco
abbondantemente per il prossimo tratto, cercando di fermarmi il
meno possibile. Una lunga salita su strada forestale conduce
alla Stoisser Alm, altro posto di controllo in cui si appone
l’ora sul foglio appeso ad un palo, prima di lanciarsi in una
ripida discesa. Per un paio di km cerco di rimanere agganciato
ad un altro concorrente che mi supera ad alta velocità, ma poi
saggiamente lo lascio andare per riprendere il mio ritmo
tranquillo. (Rivedrò questo concorrente l’indomani, attorno al
km 110, mentre si trascinava verso il successivo ristoro per
ritirarsi: alla mia domanda “Wie geht’s?” mi ha semplicemente
risposto “Kaputt!”, indicandomi le gambe ormai incapaci di
procedere oltre.) Nel frattempo cala la notte, e solo a tratti
si vede la luna piena. Attorno al 50° km un ristoro vero, con
due addetti, mi permette di scambiare qualche parola (in
inglese) mentre mangio alcuni biscotti. Poi riparto verso la
Kohler Alm, il tratto più ostico di questa prima parte di
percorso. Il sentiero sale ripido fino alla malga, dove un
volontario solitario annota il passaggio dei concorrenti ed
offre loro delle birre portate a spalle fin quassù! Non me la
sento di bere una birra ora, perciò lo ringrazio ed affronto la
discesa, bagnata e scivolosa. Nonostante tutta l’attenzione cado
un paio di volte, senza conseguenze. Sono piuttosto stanco,
anche se il road book cerca di incoraggiarmi ricordandomi che
ormai mancano solo 100 km! Proprio al km 61, però, commetto un
grosso errore: per cercare di rimanere assieme ad altri 3
concorrenti che mi hanno affiancato da poco, non consulto bene
il road book e li seguo in discesa su una stradina asfaltata.
Quando ci accorgiamo di aver sbagliato strada, impiegherò 20
minuti a buon ritmo per risalire al bivio dove abbiamo preso la
direzione errata! Impreco per la segnaletica non perfetta e mi
rimprovero per aver buttato via inutilmente tempo ed energie!
Dopo aver smaltito un po’ la rabbia, mi aggrego per qualche km
ad un terzetto che conosce il percorso, fino al successivo
ristoro self service in un garage. Lasciando il ristoro sbaglio
ancora strada, e devo tornare indietro al garage per ripartire
nella giusta direzione. Tutti questi errori di navigazione mi
infastidiscono parecchio, e mi sembra di partecipare più ad una
prova di orienteering che a una ultramaratona! La segnaletica,
in alcuni punti, è probabilmente carente, ed il road book lascia
un po’ a desiderare (perlomeno la versione in inglese che sto
seguendo), ma sicuramente nemmeno io sono molto lucido! Me ne
rendo conto ad esempio sui tratti di strada forestale, quando
non riesco a seguire una linea retta, ma barcollo vistosamente.
Ad un certo punto decido che è ora di fermarsi: indosso la
giacca e mi sdraio su una panchina di legno. Non ho controllato
l’orologio, e non so quanto tempo sono rimasto fermo.
Probabilmente solo pochi minuti, ma al risveglio mi sento già
meglio. Ho sempre tratto molto beneficio da questi micro riposi:
staccare la spina anche solo per un periodo brevissimo mi
permette di ritrovare nuovamente le forze. Parzialmente
ritemprato, con le prime luci del giorno che rischiarano la via,
raggiungo lo stadio alla fine del primo giro, dopo 87 km di
gara. Il punto di ristoro è finalmente completo, e mi getto
sulle patate lesse salate e la cola. Mi rifocillo a dovere, per
affrontare la seconda parte del percorso, 74 km in comune con la
gara di 100 km, l’evento principale della manifestazione, con un
centinaio di concorrenti partiti alle 5.
Dopo le
nuvole di ieri e qualche breve scroscio di pioggia durante la
notte, la giornata si preannuncia magnifica. L’umore si è
ripreso, dopo i troppi sbagli di percorso, e le forze sembrano
essere ritornate. Il percorso ricomincia a salire duramente. Ben
presto mi rendo conto che sarebbe stata una buona idea
utilizzare i bastoncini in questa seconda parte di percorso, ma
ormai è troppo tardi per pensarci: essi sono rimasti nell’auto
parcheggiata allo stadio. Dopo aver salito ripide rampe lungo
le piste da sci, il tragitto verso Brander Alm si rivela
particolarmente scivoloso, con fango e radici bagnate. La
successiva ascesa verso Hoerndlwand è faticosa per il sole che
ormai è alto in cielo, mentre la successiva discesa è ripida ed
accidentata. Altra lunga e dura salita verso Bishofsfelln Alm,
poi giù fin quasi al fondovalle prima di risalire verso la
stazione intermedia della funivia dell’ Hochfelln e ridiscendere
a Maria Eck e quasi a Ruhpolding. Qui si transita ad un paio di
km in linea d’aria dal traguardo, ma il percorso ci riserva
ancora 25 km che ci condurranno al tetto della gara prima di
scendere all’arrivo. Dopo l’ ennesima indecisione sul percorso,
riprendo la salita di buona lena; dopo la metà, però, le energie
finiscono improvvisamente, e così arrivare in vetta all’Hochfelln
diventerà un calvario! Arrivo in cima stanchissimo; sono le 20 e
mi rimangono 3 ore per giungere al traguardo nel tempo limite.
Senza attardarmi, affronto l’ostica discesa dapprima in mezzo ai
mughi, poi su sentiero ed infine su strada forestale. Ho
ritrovato le forze, anche se ora mi fanno male i piedi. Correre in
discesa provoca dolore, ma non voglio rischiare di arrivare
fuori tempo massimo. Calcolo che i vari errori di percorso mi
hanno fatto perdere almeno 1 ora e un quarto, ma adesso non
servono i rimpianti. Questo è il momento in cui bisogna solo
abbassare lo sguardo e continuare a correre. Finalmente
raggiungo il fondovalle, e percorro gli ultimi 2 km con un
olandese che partecipa alla 100 km. Prima ancora di entrare
nello stadio, appena vengono avvistati i nostri frontalini, un
applauso degli spettatori sul traguardo ci incoraggia per le
ultime centinaia di metri. Percorriamo affiancati un mezzo giro
sulla pista d’atletica, e tagliamo
assieme
la
linea d'arrivo .
Sono stanco,
ma felice di aver raggiunto il traguardo! La gara è stata più
dura del previsto, nonostante il dislivello di 7.000 metri
scarsi. Il terreno accidentato, soprattutto nella seconda metà
del percorso, ha richiesto un notevole impegno. 31 ore e 9
minuti di fatica. Dei 37 partecipanti alla 100 miglia solo 11
sono arrivati al traguardo, e tra questi mi sono classificato
8°. Le 32 ore di tempo massimo non sono molte, e questo spiega
il basso numero sia di iscritti che di finishers. Per la sesta
volta giungo al traguardo di una 100 miglia trail, ma l’emozione
e l' appagamento non diminuiscono col passare del tempo. Anche
quella che alla vigilia sembrava solo una gara di ripiego è
riuscita a regalarmi una grande soddisfazione. Grazie,
Chiemgauer!
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