|
|
Gastein 24 2008
Manca poco
alla partenza della Gastein 24 2008, e fa un caldo anomalo. Mi
faccio prestare da uno sciatore austriaco uno stick di sciolina
da applicare sulle pelli nella vana speranza che possa evitare
che si bagnino troppo. Poi si parte. Pur cercando di non farmi
prendere dalla foga della situazione, i primi due giri sono
percorsi piuttosto velocemente. Già all’inizio del terzo giro,
però, cominciano i problemi. Le pelli di foca completamente
inzuppate a causa della neve marcia non stanno più attaccate
alle solette degli sci, peraltro accuratamente sciolinate per
l’occasione. Già sulla prima rampa dopo la partenza si staccano
dagli sci, e devo ridiscendere correndo alla tenda dove ho
lasciato le mie cose per recuperare un paio di pelli asciutte.
Poi la terza risalita prosegue bene, ma già nel giro successivo il
secondo paio di pelli si stacca e devo fermarmi due volte per
sostituire entrambe le pelli. Sono un po’ preoccupato: siamo
solo al quarto giro ed ho usato tutte le tre paia di pelli di
cui dispongo! Se la situazione non cambia, non so come farò a
continuare! A questo punto, per fortuna, intervengono gli
amici dei Cornacci di Tesero che gareggiano in staffetta: ci
pensano loro ad asciugarmi un paio di pelli ad ogni giro,
cosicché posso sempre averne a disposizione un paio efficace!
Senza il loro aiuto avrei sicuramente perso molto più tempo! In
questo momento mi rendo conto di quanto sarebbe importante
un’assistenza al cambio pelli, ma io sono qui da solo, e mi devo
arrangiare alla meno peggio! Da ora in poi, a scanso di
inconvenienti, porterò con me due pelli di scorta per tutto il
resto della gara.
Percorro
alcuni giri assieme a Matteo Moro, di Trieste. In questo modo ci
si distrae un po’ e il tempo passa più velocemente. Pur essendo
ad appena un centinaio di chilometri dal confine italiano, oltre
a noi ci sono ben pochi connazionali: Annemarie e Ulrich Gross
nella gara individuale, ed i Cornacci nelle staffette.
Evidentemente gli scialpinisti nostrani non sono attirati dalle
esperienze nuove e particolari, e si limitano ad azzuffarsi per
iscriversi al solito Sellaronda…
Le ore
passano e la temperatura scende, riducendo i problemi alle
pelli. Cala il buio e si accendono i frontalini, ma nella salita
è perlopiù sufficiente il bagliore della luna, che contribuisce
non poco a rendere l’atmosfera romantica! Adesso, secondo me,
comincia la vera gara: la notte è lunga ed è importante riuscire
ad andare avanti ad oltranza, senza cedere alla tentazione di
entrare al calduccio in uno dei tre rifugi aperti per tutta la
gara. Mi sento bene, e continuo ad inanellare giri su giri. Solo
verso le 4 di mattina mi concedo una sosta per mangiare un
piatto di pasta in bianco: il gusto non è un granché, ma ho
bisogno di carboidrati e mi sforzo di buttarla giù! Poi riparto,
aspettando il nuovo giorno.
L’alba è
sempre un momento magico, soprattutto quando si è faticato per
tutta la notte. Molto spesso, nelle gare lunghe, ho patito delle
crisi coincidenti con il sorgere del sole. Stavolta le cose
sembrano andare meglio. Il sole non si vede perché adesso il
cielo è nuvoloso, ma il ritorno della luce mi emoziona
ugualmente. Gusto appieno la fantastica opportunità che mi viene
concessa: vedere iniziare un altro giorno! Troppo spesso diamo
tutto per scontato, ma in questo preciso momento sono felice di assistere al
passaggio dalle tenebre alla luce! Un altro giorno comincia,
un’altra tappa del mio viaggio terrestre mi viene donata!
La crisi di
sonno arriva un po’ più tardi. Faccio fatica a terminare la
salita, ma spero che l’aria fredda in faccia durante la discesa
mi svegli. Purtroppo questo non succede, ed anche nella
successiva risalita faccio fatica a tenere gli occhi aperti e mi
sento completamente vuoto. Sono le 8 di mattina, e mancano
ancora 5 lunghe ore alla conclusione della gara: troppe per
continuare in queste condizioni! Mi fermo nel rifugio a monte,
mi rannicchio su una panca di legno e dormicchio una ventina di
minuti. In verità poi non mi sento un granché meglio, ma non voglio
impigrirmi troppo e quindi mi ributto nella mischia. Piano piano
le mie condizioni migliorano. Ormai vedo il traguardo a portata
di mano, ma ancora non so se riuscirò a migliorare il risultato
dell’anno scorso: la differenza in più o in meno sarà minima,
dipende da come sarò in grado di percorrere gli ultimi giri. Per
fortuna mi sento bene e riesco ad accelerare il ritmo. Inizio il
25° giro con ancora 47’ di margine sul tempo massimo: ormai so
di farcela! Completo la salita e mi fermo in vetta: mancano 4’
allo scadere delle 24 ore. Ho percorso 12.700 metri di
dislivello in salita, 300 più dell’anno scorso: sono pienamente
soddisfatto di essere riuscito a migliorarmi. Non m’importa se
da un quarto d’ora si è scatenata una bufera di neve e siamo
avvolti nella nebbia fitta. Bevo un altro bicchiere di te caldo,
e poi affronto per l’ultima volta la discesa, ormai a gara
finita: meno male che posso percorrerla con calma, data la
visibilità così ridotta.
Sono pervaso
da una grande soddisfazione, e tutto il resto passa in secondo
piano: il maltempo, il frontalino sparito dalla tenda dove
l’avevo lasciato, il lungo viaggio per tornare a casa… Chi se ne
frega! Ho raggiunto il mio obbiettivo, e sono felice!
|