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Gastein 24
2009
Se il
buongiorno si vede dal mattino, la mia terza partecipazione alla
24 ore di Gastein è nata proprio sotto una cattiva stella!
All’alba mi sono svegliato con lo stomaco sottosopra e il mal di
testa, probabilmente a causa di un’indigestione, dopo i
maccheroni al gorgonzola e la birra media al pasta party della
vigilia… Una limonata calda ed un paio di pastiglie non hanno
portato alcun beneficio, e così mi sono presentato alla partenza
della gara in pessime condizioni e a digiuno, certamente non
l’ideale per una prova di lunga durata!
Come
prevedibile, faccio una fatica enorme a percorrere la salita,
pur tenendo un ritmo blando. Faccio solo due giri, mille metri
di dislivello in tutto, e decido di fermarmi al rifugio
intermedio per sdraiarmi in un letto ad attendere tempi
migliori. Una giovane volontaria, insospettita dalla mia volontà
di riposare dopo solo due ore di gara, mi chiede maggiori
spiegazioni, e così le racconto del mal di stomaco mentre mi
accompagna nella camerata. Dopo nemmeno 10 minuti di riposo,
vedo tornare la volontaria assieme ad un medico giunto in
motoslitta per visitarmi: sono veramente stupito da tanta
premurosità ed efficienza! Il medico mi propone una iniezione
intramuscolare, e non sono abbastanza deciso a controbattere le
sue prescrizioni: pur non amando particolarmente l’uso di
farmaci, in questo momento desidero soltanto riprendermi alla
svelta! Dopo l’iniezione rimango ancora un’ora e mezza a letto a
dormicchiare, e quando mi risveglio mi accorgo che il mal di
stomaco è effettivamente passato. Dopo qualche indugio mi alzo,
e mentre mi sto preparando per uscire vedo tornare il medico per
sincerarsi delle mie condizioni: lo rassicuro, e lo ringrazio di
cuore ancora una volta per la sua gentilezza e premurosità.
Riparto con
gli sci ai piedi, ma faccio ancora una gran fatica ad avanzare.
Percorro penosamente altri due giri, poi mi fermo di nuovo per
mangiare un po’ di pasta, visto che sono ancora a digiuno da
ieri. Ne mangio mezza porzione mentre sto pensando a cosa fare:
la scelta più sensata mi sembra quella di raggiungere nuovamente
il rifugio intermedio, ficcarmi in branda ed aspettare
l’indomani. In 6 ore e un quarto ho percorso solo 2000 metri di
dislivello, con una fatica spropositata. Finora non è stata una
gara, ma una battaglia per non cedere alla tentazione di
raggiungere l’auto e tornare a casa!
Mentre mi
avvio mestamente in salita verso il letto che mi aspetta, mi
accorgo che qualcosa è cambiato: sento che non sto più così
male, e mi sembra che le forze siano un po’ tornate. Decido così
di non fermarmi al rifugio, ma di completare il giro. E dopo il
primo un altro, e poi un altro… In effetti le mie condizioni
sono finalmente migliorate, e riesco a salire più facilmente,
cercando comunque sempre di mantenere un’andature blanda. La
notte è calata mentre continua a nevicare, ma questi particolari
sono del tutto secondari. Mi sento sempre meglio, e riesco così
a percorrere 5000 metri filati. Solo verso le 4 del mattino mi
concedo una sosta, per scaldarmi le mani ormai quasi congelate e
mangiare ancora un piatto di pasta. Già che ci sono, mi regalo
anche un’oretta di sonno: tanto ormai la gara è compromessa, non
riuscirò a migliorare il mio personale, quindi tanto vale che me
la prenda con calma!
Verso le 5
riprendo a girare, e mi gusto il graduale passaggio dalle
tenebre alla luce del giorno. Nel frattempo ha smesso di
nevicare, ed il sole comincia ad illuminare di rosso le cime
circostanti. Fa ancora freddo, ma ormai aspetto che i raggi del
sole giungano a riscaldare un po’ anche me. Continuo col mio
ritmo regolare, non veloce ma costante. Le ore passano e
mezzogiorno si avvicina. Completo il 20°giro, ma ho ancora una
mezzora di tempo e vado avanti. Negli ultimi 10 minuti vado a
tutta per cercare di raggiungere ancora una volta il rifugio
intermedio, e ringraziare le volontarie che hanno vegliato tutta
la notte a -12° per assistere ed incoraggiare tutti i
concorrenti. Vi arrivo con una manciata di secondi di anticipo,
giusto in tempo per sentire il botto che annuncia la fine della
gara. Finalmente posso sedermi, non c’è più nessuna salita
davanti.
In fondo,
però, il vero ostacolo che ho dovuto affrontare in questa prova
non sono state le salite, ma il malessere iniziale, e la voglia
di gettare la spugna fin dal principio! Sarebbe stato certamente
più facile non partire, o ritirarmi poco dopo, ma sarebbe stato
un peccato! Avrei perso un’occasione per mettere alla prova, ed
eventualmente migliorare, la mia capacità di reagire di fronte
alle difficoltà. Pur essendo lontano dal risultato dell’anno
scorso, sono ugualmente molto soddisfatto. 10510 metri non sono
poi da buttar via, soprattutto perché non sono tanto frutto
della condizione, ma piuttosto della tenacità e della pazienza.
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