Adamello Super Trail



Seduto su un gradino in Piazza della Loggia, aspettando il via dell'Adamello Super Trail, cerco di fare il punto sulle mie condizioni. Gli ultimi due mesi sono stati segnati da una tendinite all'achilleo che mi ha costretto ad uno stop completo per tutto il mese di giugno; poi lentamente ho ripreso a correre, ma sono arrivato al massimo ad un'ora e mezza di corsetta lenta sulla ciclabile. Quindi non so come reagirò a questa impegnativa 100 miglia, ma mi consola un poco il fatto che le difficoltà del sentiero n° 1 costringeranno a correre poco e camminare tanto, e forse così il mio povero tendine non dovrà patire troppo. Per adesso sono contento di essere ai nastri di partenza, per il traguardo si vedrà!

Partiamo alle 11, e fa già caldissimo. Corro lentamente, nelle retrovie del gruppone allungato, mentre attraversiamo la periferia di Brescia fino a giungere all'inizio della salita, sul sentiero 3V. Meno male, adesso posso camminare! Procedo con calma, badando solo a risparmiare il più possibile le energie. Non mi dilungo troppo a parlare di questa prima parte di percorso. Si tratta di un bel trail con affascinanti panorami soprattutto sul lago d'Iseo, e molto bello è anche il passaggio sul Monte Guglielmo: ma questo è solo l'antipasto! Giungo a Bazzena verso le 4.20 di notte, dopo oltre 17 ore: sono in anticipo di 2 ore e mezza sul cancello orario, e ne sono felice. Siamo al km 85, e il ristoro offre pasti caldi e riposo. Mi gusto un buon piatto di pastasciutta, e poi mi concedo mezzora di sonno per recuperare un po' le forze. Fin quì abbiamo solo scherzato: la vera gara, il sentiero n° 1 dell'Adamello, comincia adesso!

Riparto verso le 5.30, ormai le prime luci del giorno rischiarano il cammino e rendono più semplice trovare il percorso. Sullo zaino mi è stato applicato uno spot satellitare, cosicché gli organizzatori possono sapere in ogni momento dove si trova ogni concorrente: non so se sia un aggeggio effettivamente utile per la sicurezza, ma almeno in caso di emergenza si può lanciare un allarme ed essere localizzati dai soccorsi. Ad ogni buon conto, spero vivamente di non averne mai bisogno. Salendo al passo Blumone incontro un gentile escursionista che mi scatta alcune foto, che in seguito mi invierà via mail. Da qui in poi il sentiero è sempre meno comodo ed evidente, ma l' ambiente è fantastico! Dopo parecchie ore passate da solo, vengo raggiunto da Silvio e Antonio. Mi accodo volentieri a loro, che conoscono bene il percorso e saranno per me un ottimo punto di riferimento per buona parte di questa giornata. Superiamo le Bocchette Brescia su sentiero attrezzato, e non sono molto tranquillo. Sono poco lucido a causa della stanchezza e della carenza di sonno, e nei tratti esposti ho un po' di paura. Mangiamo al volo un minestrone al rifugio Maria e Franco, e poi subito via per rispettare la tabella di marcia.

La salita al passo d'Avolo presenta tratti esposti, e ancor più le successive Creste d'Ignaga. Percorro questi tratti lentamente e con estrema prudenza: una caduta quassù non è raccomandabile! Piano piano arrivo al rifugio Lissone, e scopro con piacere di essere in anticipo di oltre due ore sul cancello orario. Ho tutto il tempo di gustarmi una pastasciutta e chiacchierare con qualche altro concorrente. Ormai sono più tranquillo rispetto al tempo massimo, so che dovrei riuscire a rispettarlo, se non succede l'imponderabile. In questa gara, per me, l'unico obbiettivo è il traguardo, non mi interessa assolutamente quanto tempo ci impiego! Così adesso me la posso prendere con più comodo, senza più l'assillo di dover controllare l'orologio.

Nella salita a passo Poia mi si accoda un polacco: purtroppo non riusciamo a comunicare, in quanto lui parla solo tedesco, oltre al polacco. Sul passo prendiamo una grandinata di una ventina di minuti, ma il tratto non è pericoloso, e soprattutto non ci sono tuoni e lampi. Arrivo al rifugio Prudenzini alle 19.30, ma non mi fermo. Preferisco sfruttare le residue ore di luce, e riparto subito assieme ai ritrovati Silvio e Antonio, Andrea ed il polacco. Scolliniamo il passo Miller poco prima del buio, apprezzando la gentilezza e disponibilità dei volontari saliti fin quassù per assisterci. Mi sento quasi in colpa, a vedere queste persone lungo il percorso al freddo e di notte, per prendersi cura di pochi concorrenti... Apprezzo moltissimo il loro sostegno, e non ho parole sufficienti per ringraziarli! Assieme ad Andrea e Jacek affrontiamo la discesa verso il rifugio Gnutti, che ci impegna abbastanza per il buio ed un po' di nebbia. Ci arriviamo verso le 23, ed il gestore ci prepara un'ottima pastasciutta. Mi regalo una birra: credo che ormai me la sono anche guadagnata, dopo 36 ore di gara! Ripartiamo nella notte. Andrea mi segue, ed il suo flusso ininterrotto di parole mi aiuta non poco a rimanere sveglio. Il polacco ci segue silenzioso, ma non ci abbandona.

Dopo il rifugio Tonolini, saliamo il passo Premassone. Andrea ed io siamo un po' preoccupati per il polacco, che barcolla per il sonno. Dobbiamo rallentare per aspettarlo, riteniamo di non poterlo lasciare da solo in quelle condizioni. In altre gare mi piace stare da solo anche di notte, ma qui penso sia meglio per tutti rimanere in compagnia. Pierluigi, l'organizzatore di questo evento, ci aspetta in cima al passo, per darci informazioni sulla successiva discesa attrezzata, e raccomandandoci prudenza. Dev'essere contento di come stanno andando le cose, dopo le critiche che gli sono arrivate per l'edizione flop dell'anno scorso. Questa volta la sua gara si sta svolgendo regolarmente, e noi non possiamo che ringraziarlo per aver ideato una prova del genere! Con qualche patema d'animo divalliamo, ed arriviamo alla diga del Pantano che ormai comincia ad albeggiare. Beviamo un caffè prima di affrontare l'ultima asperità del percorso, il passo del Lunedì. Alle 7.30 è l'ora giusta per la colazione, al rifugio Garibaldi. Ci rifocilliamo con calma prima di affrontare l'ultima lunga discesa.

Sulla stada che ci porta verso Temù riesco a corricchiare, col polacco sempre alle calcagna. Andrea, invece, ha abbandonato la compagnia per le vesciche ai piedi, e ci segue con calma. Una jeep della protezione civile, a lampeggianti accesi, ci scorta nel nostro procedere. Non mi sembra carino smettere di correre, sono sicuro che non mi capiterà mai più di avere un'auto che mi apre la strada! Così continuiamo a correre, il polacco ed io, anche nel fondovalle, dove la discesa lascia il posto alla pianura. Finalmente giungiamo a Vezza d'Oglio, manca poco a mezzogiorno e la piazza è piena di gente. Lo speaker annuncia i nostri nomi mentre tagliamo il traguardo. Ce l'abbiamo fatta, abbiamo portato a casa la pellaccia e possiamo esserne contenti! Stringo la mano a Jacek, e poi a tutti gli amici arrivati prima di me.

Mi siedo in disparte e mi gusto in solitudine la soddisfazione di un altro traguardo raggiunto. Questa è la mia decima 100 miglia trail, ma l'emozione è sempre presente. E' stata una gara diversa dalle altre, faticosa e complicata, ma soprattutto con un po' di pericolo in più. Non so se questa è l'ultramaratona più dura delle Alpi, ma scendere di notte aggrappati alle catene dopo due notti insonni non è una delle emozioni che ci tenevo a provare! Per fortuna è andata bene, ed il meteo ci ha dato una grossa mano. Partito con grossi dubbi sulle mie possibilità di riuscita, sono arrivato al traguardo in condizioni ancora buone. Anche l'Adamello è archiviato, e rimane la soddisfazione di aver scritto il mio nome tra i finishers di un “Super Trail” che non ha bisogno di registrare il nome come un marchio: basta il percorso a renderlo Super!