ULTRA RUNNING    by Flavio Dalbosco

 

GASTEIN  24

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GASTEIN  24

 

Quale occasione migliore per riunire due passioni, le ultramaratone e lo scialpinismo? 24 ore con gli sci ai piedi, per scoprire quanto dislivello si riesce a salire nell’arco di una giornata!

E’ stato Alberto a scoprire questa gara alquanto particolare. Dopo esserci conosciuti durante il Tour du Mont Blanc, abbiamo corso assieme due Sellaronda Skimarathon. La voglia di cimentarsi in eventi particolari ci ha portati ad iscriverci a questa gara assieme a Marco e Stefano. Il regolamento prevedeva anche la possibilità di partecipazione in staffetta, ma la nostra scelta, naturalmente, è caduta sulla gara individuale. Un inverno particolarmente avaro di neve ha impedito una vera attività con gli sci ai piedi, e persino la gara è stata in forse fino agli ultimi giorni poiché la pista non era completamente percorribile! L’allenamento specifico non è quindi stato assolutamente adeguato, ma il desiderio di sperimentare qualcosa di assolutamente sconosciuto ha prevalso sulle considerazioni riguardanti la scarsa preparazione!

Ci ritroviamo così al pasta party nel Casinò di Bad Gastein, in mezzo agli altri concorrenti. L’atmosfera che si respira differisce alquanto dalla tensione vivibile abitualmente alla vigilia delle competizioni nostrane. Così come succede negli ultra-trail, la lunga distanza diluisce un po’ lo spirito agonistico. In previsione dell’enorme dispendio energetico che mi aspetta, mi abbuffo con tre piatti di maccheroni accompagnati da una buona birra… Chissà domani cosa ci aspetta?

La partenza è prevista per le 13, cosicché c’è tutto il tempo di fare colazione con calma. Dedico molta cura alla preparazione del borsone da lasciare alla base del circuito, dove sistemo tutto quello che mi potrà servire nel corso della gara. Abbigliamento di ricambio per affrontare condizioni meteo avverse, pelli ed altra attrezzatura di emergenza, prodotti energetici… un mucchio di cose che magari non userò, ma la cui mancanza potrebbe compromettere il proseguimento della competizione!

Finalmente arriva il momento della partenza. Molti concorrenti partono a cannone, ma occorre ricordare che sono in gara una quarantina di staffette, che si possono permettere velocità ben superiori agli individuali. Cerco quindi di impostare sin dall’inizio un ritmo moderato, tale da poter essere mantenuto a lungo. In ogni caso non posso sapere quanto a lungo potrò andare avanti…. ma in fondo sono qui proprio per questo, per scoprire cosa riesco a fare! Dopo il primo tratto di lancio, la competizione si svolge su un anello che misura 508 metri di dislivello, lungo una pista battuta. Raggiunta la quota di 1985 metri si ridiscende dapprima su pista, poi lungo una stradina a tornanti nel bosco. Nella zona di cambio pelli, sia a valle che in cima, si trova un ristoro con bevande e dolci, mentre due rifugi permettono soste più prolungate e al caldo.

I giri si susseguono, il dislivello accumulato continua ad aumentare, così come la fatica. Col sopraggiungere dell’oscurità le cose si complicano un po’. Comincia a nevicare e a tirare un bel venticello: se la neve sbattacchiata in faccia aiuta a tenersi svegli, d’altra parte la visibilità in discesa risulta alquanto compromessa. Dopo 5.000 metri patisco la prima crisi: più  che la fatica, è il sonno che mi dà problemi. Pur continuando ad arrancare in salita, gli occhi non riescono più a stare aperti e la testa ciondola… Temo di cadere sulla neve addormentato, ma questo naturalmente non succede e raggiungo la vetta. La tentazione di entrare nel rifugio per dormire è forte, ma preferisco affrontare subito la discesa. La scuola delle ultramaratone mi ha insegnato che le cose non sempre peggiorano, e le crisi di solito possono essere superate. L’aria fredda in faccia e la tensione della discesa, infatti, mi risvegliano un po’. Al cambio pelli a valle incontro Stefano, che ormai ha deciso di abbandonare a causa delle vesciche ai piedi. Chiacchieramo qualche minuto mentre mi rifocillo, e poi riprendo la salita mentre lui si prepara a scendere al camper a dormire. Peccato, era partito molto bene, 6300 metri in 9 ore, ma di fronte al dolore ai piedi ha dovuto cedere.

Io continuo la mia fatica, ed i giri si susseguono senza grossi problemi. Verso le 5 di mattina, dopo oltre 15 ore di gara, mi si presenta un’altra crisi di sonno. Stavolta sono già a buon punto, e decido di concedermi una sosta “lunga” nel rifugio. Mentre mangio un piatto di spaghetti e sorseggio un caffè chiacchiero con Alberto e Marco, che attendono che smetta di nevicare per avere una migliore visibilità in discesa. Dopo una ventina di minuti sono di nuovo fuori, ad affrontare l’ennesima salita. Le prime luci del giorno rendono più agevole la sciata, e poco a poco smette anche di nevicare. Ormai le condizioni ambientali sono migliorate, e non c’è più nessuna scusa per fermarsi: ad ogni ristoro bevo e mangio qualcosa per scongiurare crisi di fame, ma cerco di mantenere la mia tabella di marcia. Mediamente sono riuscito a percorrere ogni giro in un’ora, soste comprese: di questo passo il traguardo dei 24 giri, ovvero dei 12.000 metri, è a portata di mano. Se riesco a non calare troppo nel finale, vedo la possibilità di ottenere un risultato impensabile alla partenza. Sognavo di raggiungere i 10.000 metri, ma forse riesco a fare meglio…

Negli ultimi giri vivo ormai un’altra dimensione: la fatica sembra svanita, il sonno dimenticato, riesco a salire ad un ritmo che mi impressiona. L’ultimo giro risulterà addirittura uno dei più veloci da me effettuati in tutta la gara! In 23 ore e 40 minuti completo il mio 24° giro: potrei percorrere ancora qualche centinaio di metri, ma non riuscirei a completare la salita, e sono più che soddisfatto del risultato ottenuto! 12.396 metri di dislivello positivo nelle 24 ore, 9° posto su 35 concorrenti individuali. Di solito sono abituato a veleggiare nei bassifondi delle classifiche, nemmeno nei tornei di briscola del dopolavoro sono mai entrato nei primi 10! La soddisfazione per questo risultato è quindi completa!

Ma al di là del confronto con gli altri, la cui importanza è del tutto relativa, ritengo di aver fatto tutto quello che potevo, e quindi assaporo pienamente la gioia di questo momento.

 

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