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MEZZALAMA
In ogni
settore della vita esistono nomi che evocano immagini
leggendarie. Così per ogni scialpinista il trofeo “Mezzalama”
rappresenta il mito, la massima espressione agonistica di questa
attività. Si tratta della gara di scialpinismo che vanta la
tradizione più lunga, essendosi svolta per la prima volta nel
lontano 1933. Inoltre il percorso supera i 4000 metri di quota,
come poche altre competizioni al mondo.
Forse è
proprio a causa di questo alone di leggenda che avvolge il
Mezzalana, che è così difficile formare una squadra di tre
elementi per parteciparvi! Assieme a Stefano abbiamo cercato a
lungo un terzo elemento, ma le molte persone interpellate hanno
tutte declinato l’invito. Ad un certo punto la speranza era
ormai svanita, e Stefano ha deciso di abbandonare l’idea. Così,
pur senza eccessiva convinzione, ho provato a rispondere a
messaggi trovati in internet: in questo modo ho conosciuto
Jonathan e Manel, due catalani alla ricerca di un terzo socio
per iscriversi alla gara.
Le
incognite erano molte, sia a livello personale che tecnico. Io
non parlo lo spagnolo, e loro sanno poco l’italiano. Non
conoscere gli altri elementi può inoltre riservare delle
spiacevoli sorprese quando la fatica o le difficoltà provocano
reazioni imprevedibili. E poi bisogna percorrere buona parte del
tracciato legati in cordata, e sciare in tre con la corda non è
l’attività più semplice del mondo! Insomma, questa situazione
rappresentava una sfida nella sfida, aggiungendo ancora più
imprevedibilità al risultato dell’esperienza! Comunque volevo
almeno provare, senza dover aspettare la prossima edizione per
formare una squadra di amici. Così ho deciso di iscrivermi
assieme a Jonathan e Manel.
E’ ancora
buio, e siamo assiepati sotto lo striscione di partenza assieme
a quasi 800 altri concorrenti. Vicino a me Jonathan e Manel.
Ieri ci siamo conosciuti di persona, e l’impressione è stata
positiva. Abbiamo anche provato a sciare legati in cordata ed è
andato tutto bene, ma la gara è un’altra cosa! Non vedo l’ora di
partire per vedere come vanno a finire le cose!
Finalmente
partiamo! La confusione tipica delle partenze di massa è
complicata dalla scelta di alcune squadre di partire già legate
in cordata. Cerco di tenere d’occhio i miei soci, ma riesco a
controllare solo Jonathan. Dopo una ventina di minuti tirati,
quando le prime luci del giorno rischiarano la pista, ci
guardiamo attorno e Manel non c’è. Jon è sicuro che il suo amico
si trova indietro, così rallentiamo per aspettarlo fino a quando
lo vediamo arrivare. La squadra si ricompone, e da ora in poi
cerchiamo di viaggiare assieme. La lunga fila di sciatori
impegnati sulla pista del Ventina è suggestiva e spettacolare,
con il sole che comincia a lambire la vetta del Cervino.
L’andatura mi sembra un po’ lenta, e temo di non riuscire ad
arrivare in tempo al primo cancello.
Arriviamo
al colle del Breithorn in 2.27’39”, poco più di 2’ prima del
tempo massimo. Il primo grosso ostacolo è superato! Adesso siamo
già più rilassati, ci leghiamo in cordata e procediamo verso il
Passo di Verra seguendo il lungo serpentone di sciatori. Calzati
i ramponi saliamo verso il Castore: in questo tratto
l’affollamento si fa sentire, e prima di raggiungere la
crepaccia terminale bisognerà effettuare numerose brevi soste in
colonna per aspettare il proprio turno. Finalmente la cresta del
Castore: la giornata è assolutamente fantastica e non c’è un
filo di vento! Assaporo pienamente la gioia di trovarmi quassù!
Anche se manca il tempo di osservare con calma il panorama,
riesco ad apprezzare la maestosità dell’ambiente che ci ospita!
Scendiamo
la cresta corricchiando coi ramponi ai piedi per mantenere la
posizione, fino a calzare nuovamente gli sci. L’ora della verità
è arrivata! Il compito di guidare la cordata spetta a me,
essendo il discesista più scarso. Cerco di effettuare curve
ampie e regolari, e noto con piacere che i catalani seguono
senza alcuna difficoltà! Giungiamo al controllo del ghiacciaio
di Felik in meno di 5 ore dalla partenza, con oltre mezzora di
anticipo sul secondo ed ultimo cancello orario. Ormai è fatta!
Il traguardo non può più sfuggirci! Ci stringiamo la mano, e poi
estraggo dallo zaino la macchina fotografica: ormai posso
permettermi di immortalare qualche immagine a ricordo di questa
giornata che si annuncia memorabile! Ormai senza più patemi
d’animo saliamo tranquillamente verso il Naso del Liskamm. Ogni
tanto mi giro e sfoggio tutta la mia conoscenza della lingua
spagnola chiedendo ai compagni "Todo bien? Vamos!". Qualche
breve attesa in colonna sul tratto più ripido, poi raggiungiamo
il cambio pelli: ormai si tratta solo di scendere! Il primo
tratto non è molto piacevole, è un tratto ripido e ghiacciato da
scendere in diagonale derapando, e poi bisogna pattinare un po’
per risalire una contropendenza. In breve arriviamo alla fine
del ghiacciaio, e finalmente possiamo liberarci della corda.
Le mie
condizioni stanno peggiorando: oltre ad un leggero mal di testa
dovuto alla quota che mi accompagna fin dal Castore, comincio ad
avere problemi di stomaco. La discesa diventa per me un
supplizio: mi dispiace rallentare i miei soci, ma riesco a
scendere solo lentamente e con fatica. Gli amici pazientemente
mi aspettano, e in qualche modo arriviamo alla fine della neve.
Appena cominciato il tratto a piedi, accuso conati di vomito e
mi devo fermare. Senza dire nulla Manel si carica sullo zaino i
miei sci, cosicché riprendo a scendere un po’ più alleggerito.
Solo ora mi rendo conto che siamo riusciti a formare una vera
squadra, dove ogni componente fa tutto il possibile per
raggiungere l’ obiettivo comune! Sono felice di aver trovato due
soci così! Pur non riuscendo a correre, ci abbassiamo di quota
e le mie condizioni migliorano, cosicché posso nuovamente
caricare sullo zaino i miei sci.
Nell’ultimo tratto di percorso molti spettatori applaudono tutti
i concorrenti, e gustiamo questi incoraggiamenti mentre
raggiungiamo Gressoney. Con un ultimo residuo di orgoglio
arriviamo al traguardo correndo! Il Taga Team B ha raggiunto
l’obbiettivo, in 8 ore e 17’. Dopo le strette di mano e le foto
di rito, mi siedo sul prato esausto. Un sogno cullato a lungo è
diventato realtà. Un mito che fino a poco tempo fa mi sembrava
inavvicinabile si è rivelato fattibile. Sono felice di avere
avuto la fantastica opportunità di vivere anche questa
esperienza!
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