ULTRA RUNNING    by Flavio Dalbosco

 

MONT BLANC '06

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MONT  BLANC  2006

 

Avevo immaginato diversamente questa prova. Averla già conclusa l’anno scorso, seppur quasi al limite del tempo consentito, mi aveva dato tanta fiducia nelle mie possibilità. Oltre a ciò, anche la recente esperienza all’Hardrock, in Colorado, mi aveva quasi fatto pensare che non ci sarebbe stato alcun problema ad arrivare a Chamonix. Mi ero addirittura sbilanciato a prevedere un super tempo attorno alle 36 ore.

In effetti, nei primi 100 km tutto è filato relativamente liscio e tranquillo, la fatica ed i dolori muscolari erano sotto controllo. Certamente le gambe erano stanche e correre in discesa mi risultava ormai quasi impossibile, ma stavo rispettando la tabella delle 36 ore e Chamonix sembrava quasi dietro l’angolo…. Le cose sono poi andate in un altro modo.

La crisi è sopraggiunta in Svizzera, nell’infinita vallata che segue il Grand Col Ferret. Nel tratto tra La Fouly e Praz de Fort, improvvisamente mi ritrovo vuoto, scarico di energia. Giovedì, vigilia della gara, problemi di stomaco mi hanno impedito di mangiare per tutta la giornata, e forse quella carenza si sta manifestando adesso. Inoltre comincia a piovere, e ricordando dall’anno scorso il terreno fangoso e viscido sul Bovine, so bene quanta fatica mi aspetta ancora da qui al traguardo! La volontà di andare avanti comincia a vacillare. A Praz de Fort cerco di recuperare un briciolo di energia avvolto in una coperta: un giovane francese mi chiede se intendo ritirarmi anch’io, come lui ha deciso di fare. Cerco di spiegargli che c’è ancora un sacco di tempo a disposizione, e che prima di mollare intendo raggiungere Champex e dormire un po’. Non devo essere stato molto convincente, ed il ragazzo rimane al ristoro mentre io mi allontano lentamente sotto la pioggia. Mi sembra di stare un po’ meglio, dopo la breve sosta, ma non appena il sentiero ricomincia a salire le gambe sembrano rifiutarsi di procedere oltre. Nel frattempo cala l’oscurità, e così raggiungo Champex col frontalino acceso. Provo a mangiare, ma credo che questa sia la peggior pastasciutta che abbia mai assaggiato in vita mia, un informe ammasso colloso che il mio corpo rifiuta sdegnosamente! Raggiungo così i dormitori, dove posso sdraiarmi al caldo. Finalmente! Come sto bene, coricato al caldo ed all’asciutto! Mi concedo un’ora esatta di sonno, fino al suono della sveglia. In effetti, ritardo l’alzata di qualche minuto: ancora non so se riuscirò ad andare avanti o se dovrò ritirarmi, e così indugio un po’ più a lungo avvolto nel tepore delle coperte. Poi mi decido, mi alzo e mi preparo per uscire. Alle 23.30, due ore dopo l’arrivo al ristoro, sono di nuovo in marcia.

Chamonix è ancora lontana, ma mi sento decisamente meglio, e ricomincio a divertirmi, ad essere felice di essere qui. Sono nuovamente nello spirito giusto per affrontare una notte tra pioggia e fango: in questo momento non vorrei essere in nessun altro posto al mondo! Cerco il più possibile di affrontare la salita al Bovine da solo, lontano dagli altri corridori, per assaporare fino in fondo la magia di questo fugace attimo di armonia con l’ambiente esterno. Fatica, buio, pioggia e fango: una situazione che in altri casi potrebbe sembrare disperata, in questo momento appare magica! Stranezze delle ultra: in certi momenti ci si ritrova a vivere esperienze difficilmente immaginabili nella vita quotidiana. Ma probabilmente sono proprio queste situazioni inabituali che portano ad una miglior comprensione di sé stessi.

Nella discesa verso Trient mi accodo ad altri concorrenti per avere una miglior visione del percorso, ma nella successiva salita verso Les Tseppes mi ritrovo nuovamente da solo a forzare il passo con un ritmo forsennato. Il sentiero verso Vallorcine è a tratti molto scivoloso, ma ormai si sente il dolce profumo dell’arrivo a portata di mano… Le prime luci dell’alba filtrano tra le nubi e rischiarano fiocamente il paesaggio circostante. Sul Col de Montets piove ancora, ma appena tornati in territorio francese il tempo lentamente si ristabilisce. Quando giungo in prossimità di Chamonix appare addirittura il sole, quasi a volermi onorare con la sua presenza nello sprint conclusivo. In effetti gli ultimi chilometri li percorro di gran lena, superando numerosi altri concorrenti più stanchi e doloranti di me. Sono le 10 di mattina della domenica, e parecchia gente lungo la strada applaude ed incita i corridori: quasi non riesco a credere di essere veramente riuscito a portare a termine un percorso così lungo. La crisi di stanchezza e sonno di ieri sera sembra lontanissima, ed ora mi sento pieno di energie come non mai. Sono felice di aver tenuto duro nei momenti di sconforto vissuti per raggiungere Champex, e adesso assaporo pienamente un arrivo tra gli applausi di volti sconosciuti ma amichevoli. Il cronometro indica 39 ore e 5 minuti: molto più di quanto avevo sognato, ma non sono dispiaciuto. Ho raggiunto il mio traguardo, e sono felice.

 

 

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