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MOUNTAIN ATTACK                by Alberto Tartaglia

 

Presupposto: pur essendo una notturna (la più lunga e dura di tutte) è una gara da specialisti dello sci-alpinismo: il fondista che la prende come un allenamento è tagliato fuori. Le piste vengono martoriate dai turisti di giorno e nessuno si prende la briga di ribatterle. Le indicazioni sul percorso sono scarse, chi non lo conosce si deve fermare spesso per scegliere una direzione o per aspettare chi arriva da dietro sperando in qualcuno più esperto.

La partenza è nel centro di Saalbach. Si parte con gli sci in mano e si corre sul pavè per circa 400m. Curve e controcurve, strade strette favoriscono lo sbattere gli sci sui denti di qualcuno. Si attraversa la tangenzialina di Saalbach, si sale su un ponticello e si curva bruscamente a 90° verso destra. C’è una piazzoletta piccolissima da sfruttare per mettere gli sci, conviene non farsi prendere dal panico se non si trova un buco per appoggiare gli sci a terra. Si parte facendo una torsione (anche del busto) verso sinistra e comincia lo Schattberg.

Lo Schattberg è la madre di tutte le salite. Lo si può prendere praticamente solo dalla massima pendenza, perché la neve è talmente ghiacciata che non permette zig-zag o dietrofront. Ci vuole una forza bestiale nei tricipiti e avere il sangue freddo di non fermarsi mai, altrimenti si è subito a valle. L’alternativa sono i rampant, ma attenzione all’ultimo tratto del muro in cui bisogna scalciare leggermente per incidere il ghiaccio.

Dopo il muro, che non ha eguali in nessuna gara, c’è un breve falsopiano che porta ad un bivio: a sinistra è corta ma ripida, a destra più dolce ma lunga.

Dopo il bivio la salita è costante fino alla cima, dove non c’è il ristoro.

La discesa è facilissima e breve, non conviene neanche togliere le pelli. Si sale quasi subito e si arriva alla Westgipfel senza grossi problemi. Qui c’è il ristoro e subito dopo comincia la discesa vera e propria.

La pista è larghissima, ripida e piena di gobbe, conviene tenere la destra perché ad un certo punto c’è una strettoia improvvisa che immette in un canale di deflusso. Dopo il canale si può mollare tutto perché si arriva dritti ad una piana enorme, dove c’è il primo cancello orario. Chi fa il Tour toglie gli sci e attraversa Hinterglemm di corsa, la Marathon costringe a girare verso sinistra e a fare un bel pezzo a passo di pattinaggio.

Montate le pelli, comincia la salita del Zwoelferkogel. È tutta a scalini, alterna falsopiani a pezzi durissimi (come lo Schattberg, ma un po’ più corti). A metà salita c’è un bivio: a sinistra è pedalabile ma lunga, a destra un muraccio più corto.

L’ultima parte della salita è un pista larghissima e si è esposti a raffiche di vento gelido. In cima c’è il secondo ristoro (scarsissimo) e non conviene rimanere fermi a lungo per il freddo.

Comincia adesso il tratto decisivo della gara: la discesa. Dal primo all’ultimo metro pendenze da infarto (sulle curve si tocca la pista con le mani), si scia sul vetro, perché è un versante sempre in ombra. Tutto si svolge sopra dei dossi e a metà c’è un strettoia improvvisa che immette in un canalino. Bisogna fare due tornanti in pochi metri e molti, sciando sul vetro, preferiscono (se ci si riesce a fermare) farlo a piedi. L’ultimo pezzo, pur vedendo le luci e le persone del cancello di Hochalm, ha pendenze estreme: sembra di buttarsi nel vuoto.

Cambio pelli e inizio salita di Reiterkogel, molto dura e costante nella prima parte e facile nella seconda. Sul cambio di pendenza c’è il ricongiungimento con gli ultimi del percorso Tour.

La discesa è fattibile (pista rossa/blu) e corta: il dubbio è se togliere le pelli (discesa facile e sicura ma con due cambi di assetto che fanno perdere tempo) o tenere le pelli (discesa pericolosa ma risparmio di tempo). I più veloci scendono dritti a raspa, ma ci vogliono i bastoncini giusti.

L’ultima salita è corta e costante nella pendenza (un po’ come il Pordoi), in cima c’è l’ultimo ristoro, si cambia l’assetto e ci si lancia sull’ultima discesa.

Pur essendo una discesa normale, la difficoltà sono gli ultimi 50m di gara: bisogna passare uno per volta in una strettoia transennata nel centro di Saalbach, si scia per forza di cose a spazzaneve e si vedono le scintille per le lamine che toccano l’asfalto e il pavè.

Il traguardo è 5 metri dietro una curva a 90° (attenzione ai riflettori dell’orchestra che accecano e non fanno vedere la curva).