ULTRA RUNNING    by Flavio Dalbosco

 

PASSATORE

self-portrait at Grant Swamp Pass during Hardrock '07
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Fino a pochi mesi fa pensavo che il Passatore non sarebbe mai rientrato nei miei obbiettivi, poiché fin da quando ho cominciato a correre ho sempre amato i sentieri di montagna disdegnando le strade asfaltate. Si dice però che solo gli stupidi non cambiano mai idea, e così piano piano è nata l’idea provare anche questa esperienza. Fino a poche settimane dalla gara ero impegnato nella stagione scialpinistica, conclusa alla grande col Mezzalama, cosicché solo nell’ultimo mese ho impostato una preparazione specifica per questa competizione. Al fine di evitare infortuni, però, in allenamento non ho mai superato le 3 ore di corsa. Un amico, veterano del Passatore,  ha inutilmente cercato di dissuadermi dall’idea di partecipare con una preparazione così carente, ma la decisione era ormai presa.

La partenza da Firenze è tranquilla, anche se il caldo si fa sentire. Cerco di risparmiare il più possibile le energie, e già nella prima ascesa verso Fiesole rallento il ritmo pur sentendomi bene. Sono sicuro che nelle prossime ore ci sarà da soffrire, e perlomeno in questo tratto iniziale cerco di andare a spasso, guardandomi attorno e gustando il panorama. Il regolamento vieta i veicoli al seguito nei primi 30 km, ma purtroppo l’Italia è piena di imbecilli che si credono furbi, e ci si ritrova così ad essere continuamente sorpassati dagli stessi automobilisti, che si fermano ogni 2 km ad aspettare i loro atleti. Il traffico determinato dalle assistenze personali sarà alla fine uno degli aspetti del Passatore che meno mi è piaciuto!

Senza intoppi, raggiungo Borgo San Lorenzo in 3 ore, e sono soddisfatto di questo tratto iniziale. Adesso comincia la lunga salita verso il passo della Colla, ma spero che lassù cali un po’ la temperatura. Nei primi km le pendenze sono più che accettabili, ma poi cominciano a presentarsi strappi decisamente più duri. Senza nessuna vergogna affronto questi tratti ripidi al passo, sempre nell’ottica di risparmiare le gambe per il finale. Nuvole nere e minacciose dominano i rilievi dell’Appennino, talvolta si odono i tuoni, ma Giove sembra voler essere clemente con i corridori, e solo qualche goccia riuscirà a bagnare il percorso, perlomeno durante il mio passaggio! Alternando la corsa a brevi tratti di cammino, procedo spedito verso il Passo. Valico la Colla di Casaglia in 5 ore tonde, un quarto d’ora in anticipo sulla mia più ottimistica tabella di marcia. Sono sì a metà percorso, ma Faenza è ancora molto, molto lontana! Non trovo subito il deposito delle borse spedite tramite l’organizzazione, e decido di lasciar perdere: non fa freddo, e posso procedere oltre anche senza cambiare la canottiera. Purtroppo in questo modo rimango senza pila e senza gli integratori energetici che mi ero preparato, ma tanto lo stomaco è chiuso ed ai ristori  riesco soltanto a bere. La discesa si rivela inaspettatamente piacevole, la pendenza non è elevata e quindi l’impatto con l’asfalto non è così devastante. Quando la strada comincia a spianare, le gambe girano ancora bene: sono stupito della loro efficienza, e talvolta abbasso lo sguardo per sincerarmene visivamente! Raggiungo Marradi in 6 ore e mezza.

Calano le tenebre, e la fatica comincia a farsi sentire davvero. Le forze calano, e la motivazione vacilla: gli oltre 30 km che portano a Faenza appaiono infiniti, ed il buio impedisce di distogliere la mente dalla fatica osservando il panorama. E’ giunta l’ora di tirar fuori tutta la grinta di cui dispongo. Cerco di trovare la forza morale per tirare avanti e non cedere alla tentazione di sedersi a lato della strada.  Mi ritrovo a pensare alle persone che devono affrontare dolore e sofferenza senza averlo scelto volontariamente, e così quello che provo ora diventa improvvisamente molto più sopportabile. Questa corsa è stata una mia libera scelta, ed ora sono pronto ad accettare il prezzo da pagare: la fatica ed il disagio del corpo sono i mezzi per realizzare questo sogno. Smetto di lamentarmi con me stesso, e procedo lentamente verso il buio che sta davanti a me.

All’85° km sogno per un attimo di riuscire a concludere la prova in 10 ore, ma l’illusione dura solo qualche minuto, e poco dopo devo arrendermi all’evidenza: non riesco più a correre a lungo senza alternare brevi tratti al passo. Vabbè, accetto serenamente questa realtà: si fa quel che si può! Il cartello dei 95 km mi ridà però nuove energie, e gli ultimi km riesco a percorrerli tutti d’un fiato, ad un ritmo che ora mi pare ottimo. Supero qualche altro concorrente più stanco di me, e finalmente scorgo in lontananza la Piazza del Popolo, dove è situato il traguardo. Stringo i denti per reggere il ritmo ancora qualche centinaio di metri, ed apprezzo enormemente gli applausi di incoraggiamento dei pochi spettatori ancora sul percorso all’una di notte.

Finalmente il traguardo! Il mio cronometro si ferma su 10.12’33”. Sono completamente esausto, e non vedo l’ora di sedermi su una sedia: non ho mai avuto così male alle gambe! Sono troppo provato per gioire pienamente del risultato: penso solo a fare una doccia e a sdraiarmi su una branda!

La soddisfazione per la prestazione effettuata viene rinviata al mattino seguente. Il tempo di poco superiore alle 10 ore è per me molto lusinghiero: è vero che Calcaterra ha concluso in 6.49’, ma non voglio confrontarmi con i campioni! La mia è una sfida con me stesso, un mettermi alla prova per scoprire cosa riesco a fare. Anche se poi rimango stupito per aver concluso al 69° posto su 1425 partenti! Chissà, forse le mie caratteristiche si adattano bene alle lunghe corse su strada, e magari insistendo si potrebbe fare ancora meglio. Che sia il caso di cominciare a sognare la Spartathlon?

 

 

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