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Fino a
pochi mesi fa pensavo che il Passatore non sarebbe mai rientrato
nei miei obbiettivi, poiché fin da quando ho cominciato a
correre ho sempre amato i sentieri di montagna disdegnando le
strade asfaltate. Si dice però che solo gli stupidi non cambiano
mai idea, e così piano piano è nata l’idea provare anche questa
esperienza. Fino a poche settimane dalla gara ero impegnato
nella stagione scialpinistica, conclusa alla grande col
Mezzalama, cosicché solo nell’ultimo mese ho impostato una
preparazione specifica per questa competizione. Al fine di
evitare infortuni, però, in allenamento non ho mai superato le 3
ore di corsa. Un amico, veterano del Passatore, ha inutilmente
cercato di dissuadermi dall’idea di partecipare con una
preparazione così carente, ma la decisione era ormai presa.
La
partenza da Firenze è tranquilla, anche se il caldo si fa
sentire. Cerco di risparmiare il più possibile le energie, e già
nella prima ascesa verso Fiesole rallento il ritmo pur
sentendomi bene. Sono sicuro che nelle prossime ore ci sarà da
soffrire, e perlomeno in questo tratto iniziale cerco di andare
a spasso, guardandomi attorno e gustando il panorama. Il
regolamento vieta i veicoli al seguito nei primi 30 km, ma
purtroppo l’Italia è piena di imbecilli che si credono furbi, e
ci si ritrova così ad essere continuamente sorpassati dagli
stessi automobilisti, che si fermano ogni 2 km ad aspettare i
loro atleti. Il traffico determinato dalle assistenze personali
sarà alla fine uno degli aspetti del Passatore che meno mi è
piaciuto!
Senza
intoppi, raggiungo Borgo San Lorenzo in 3 ore, e sono
soddisfatto di questo tratto iniziale. Adesso comincia la lunga
salita verso il passo della Colla, ma spero che lassù cali un
po’ la temperatura. Nei primi km le pendenze sono più che
accettabili, ma poi cominciano a presentarsi strappi decisamente
più duri. Senza nessuna vergogna affronto questi tratti ripidi
al passo, sempre nell’ottica di risparmiare le gambe per il
finale. Nuvole nere e minacciose dominano i rilievi
dell’Appennino, talvolta si odono i tuoni, ma Giove sembra voler
essere clemente con i corridori, e solo qualche goccia riuscirà
a bagnare il percorso, perlomeno durante il mio passaggio!
Alternando la corsa a brevi tratti di cammino, procedo spedito
verso il Passo. Valico la Colla di Casaglia in 5 ore tonde, un
quarto d’ora in anticipo sulla mia più ottimistica tabella di
marcia. Sono sì a metà percorso, ma Faenza è ancora molto, molto
lontana! Non trovo subito il deposito delle borse spedite
tramite l’organizzazione, e decido di lasciar perdere: non fa
freddo, e posso procedere oltre anche senza cambiare la
canottiera. Purtroppo in questo modo rimango senza pila e senza
gli integratori energetici che mi ero preparato, ma tanto lo
stomaco è chiuso ed ai ristori riesco soltanto a bere. La
discesa si rivela inaspettatamente piacevole, la pendenza non è
elevata e quindi l’impatto con l’asfalto non è così devastante.
Quando la strada comincia a spianare, le gambe girano ancora
bene: sono stupito della loro efficienza, e talvolta abbasso lo
sguardo per sincerarmene visivamente! Raggiungo Marradi in 6 ore
e mezza.
Calano le
tenebre, e la fatica comincia a farsi sentire davvero. Le forze
calano, e la motivazione vacilla: gli oltre 30 km che portano a
Faenza appaiono infiniti, ed il buio impedisce di distogliere la
mente dalla fatica osservando il panorama. E’ giunta l’ora di
tirar fuori tutta la grinta di cui dispongo. Cerco di trovare la
forza morale per tirare avanti e non cedere alla tentazione di
sedersi a lato della strada. Mi ritrovo a pensare alle persone
che devono affrontare dolore e sofferenza senza averlo scelto
volontariamente, e così quello che provo ora diventa
improvvisamente molto più sopportabile. Questa corsa è stata una
mia libera scelta, ed ora sono pronto ad accettare il prezzo da
pagare: la fatica ed il disagio del corpo sono i mezzi per
realizzare questo sogno. Smetto di lamentarmi con me stesso, e
procedo lentamente verso il buio che sta davanti a me.
All’85° km
sogno per un attimo di riuscire a concludere la prova in 10 ore,
ma l’illusione dura solo qualche minuto, e poco dopo devo
arrendermi all’evidenza: non riesco più a correre a lungo senza
alternare brevi tratti al passo. Vabbè, accetto serenamente
questa realtà: si fa quel che si può! Il cartello dei 95 km mi
ridà però nuove energie, e gli ultimi km riesco a percorrerli
tutti d’un fiato, ad un ritmo che ora mi pare ottimo. Supero
qualche altro concorrente più stanco di me, e finalmente scorgo
in lontananza la Piazza del Popolo, dove è situato il traguardo.
Stringo i denti per reggere il ritmo ancora qualche centinaio di
metri, ed apprezzo enormemente gli applausi di incoraggiamento
dei pochi spettatori ancora sul percorso all’una di notte.
Finalmente
il traguardo! Il mio cronometro si ferma su 10.12’33”. Sono
completamente esausto, e non vedo l’ora di sedermi su una sedia:
non ho mai avuto così male alle gambe! Sono troppo provato per
gioire pienamente del risultato: penso solo a fare una doccia e
a sdraiarmi su una branda!
La
soddisfazione per la prestazione effettuata viene rinviata al
mattino seguente. Il tempo di poco superiore alle 10 ore è per
me molto lusinghiero: è vero che Calcaterra ha concluso in
6.49’, ma non voglio confrontarmi con i campioni! La mia è una
sfida con me stesso, un mettermi alla prova per scoprire cosa
riesco a fare. Anche se poi rimango stupito per aver concluso al
69° posto su 1425 partenti! Chissà, forse le mie caratteristiche
si adattano bene alle lunghe corse su strada, e magari
insistendo si potrebbe fare ancora meglio. Che sia il caso di
cominciare a sognare la Spartathlon?
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