Grand Raid des Pyrénées
Ci sono giornate che nascono storte,
nelle quali sembra che tutto vada per il verso sbagliato. Il mio Grand
Raid des Pyrénées è cominciato più o meno così.
Alla vigilia, stupidamente, ho
preferito andare al pasta party senza curarmi del briefing, cosicché
non ho saputo che la partenza era stata spostata alle 7 anziché alle 5
a causa delle previsioni meteo avverse. Quindi, alle 3.30, mi sono
alzato per fare colazione e prepararmi. Solo alle 4.20 ho saputo da un
concorrente francese vicino di parcheggio del cambiamento di programma!
Non mi è rimasto altro che sdraiarmi nuovamente in auto, già vestito e
pronto per la partenza.
Alle 7 finalmente arriva l'ora di
partire davvero. Mi incammino con calma, assieme a Gianluca, mentre le
prime luci del giorno lasciano intravedere le nubi basse che ci
sovrastano. Guadagnamo quota rapidamente, ma purtroppo le nebbie
circostanti ci precludono la vista del panorama: peccato, avrei voluto
scattare tante foto a questi luoghi sconosciuti, ma trovo poche
occasioni meritevoli. Le ore passano veloci, e purtroppo il meteo
peggiora. Nella tarda mattinata comincia a piovere e a tirare vento
freddo. Nell'ascesa del Col de Sencours approfitto dello scarso riparo
di un grosso masso per indossare i fuseaux lunghi ed i guantini leggeri
che fortunatamente ho portato con me. Al colle il ristoro è allestito
in un ex
bunker militare, affollato dai concorrenti che cercano riparo dal forte
vento. La scelta degli organizzatori di tagliare l'andata-ritorno alla
vetta del Pic du Midi de Bigorre, che inizialmente mi aveva lasciato
perplesso, in questo momento mi appare molto più sensata: certamente
sarebbe fattibile, ma a rischio di problemi di ipotermia per parecchi
concorrenti, che già vedo battere i denti dentro al bunker. Si continua
con parecchi saliscendi rimanendo sempre in quota, passando accanto al
Lac Bleu, che appare enorme, anche perché a causa della nebbia non si
riesce a scorgere la sponda opposta: sembra quasi un mare!
Nel frattempo mi si è bloccato lo
stomaco ed ho mal di testa. Purtroppo per tutto il pomeriggio non
riesco ad alimentarmi, e così a poco a poco vado in crisi. Quando
arrivo al ristoro di Hautacam mi sento proprio uno straccio. Gianluca,
dopo avermi pazientemente aspettato in questo primo tratto, riparte da
solo per fare la sua gara. Io cerco di recuperare un po', e riesco a
buttar giù una tazza di zuppa, che contribuirà a rimettermi in ordine
lo stomaco. La discesa verso Villelongue è piacevole, esce un po' di
sole (alle 20) e riesco a correre benino. Al grande ristoro mi abbuffo
di pastasciutta, che non è neanche male, per essere fuori
dall'Italia... Riparto di notte verso Touron de Ben, ma purtroppo le
gambe non girano. Probabilmente la carente alimentazione si sta facendo
sentire; o forse non è proprio giornata. Qualunque sia la causa, fatico
parecchio a
raggiungere la capanna, mentre nel frattempo, ahimè, ricomincia a
piovere. Il tratto successivo è piuttosto ostico: pioggia, nebbia e
buio riducono molto la visibilità, e seguire il tracciato non è affatto
semplice. Per fortuna in questo frangente divido l'onere di aprire la
rotta con altri concorrenti. La successiva discesa verso Cauterets
sembra infinita. Ho sonno, sono stanco ed anche piuttosto demotivato:
le condizioni ideali per pensare ad un ritiro. Fortunatamente so per
esperienza che questi cattivi pensieri di solito passano, prima o poi:
basta portare pazienza, saper aspettare, e continuare ad andare avanti!
Al ristoro mi sdraio in branda un
quarto d'ora, uno dei microsonni che mi piacciono tanto in gara.
Riparto che è ancora notte, scollino il Col de Riou e raggiungo
Aulians, dove inaspettatamente incontro Cristiano, attardato da
problemi fisici. Mi butto un'altro quarto d'ora in branda, prima della
lunga ed alla fine noiosa discesa verso Esqiuèze Sère. Al ristoro mi
cambio e mangio un paio di razioni di pasta, senza fretta. Riparto che
è quasi mezzogiorno, e qui nel fondovalle fa caldo. A Tournaboup ci si
riunisce con quelli che corrono la mezza, che mi superano a doppia
velocità nella salita verso il Col de Barèges. Incrocio nuovamente
Cristiano che
purtroppo sta scendendo dopo essersi ritirato: peccato, ormai ce
l'aveva quasi fatta! La successiva discesa mi sembra non finire mai,
sono stufo e non vedo l'ora di finire questa fatica. Arrivo a Merlan
verso le 19.30, ancora in mezzo alla nebbia. Mi fermo pochi minuti, e
poi cerco di portarmi avanti il più possibile prima del buio. Riesco a
correre nella ripida discesa sulle piste da sci: non sono veloce, ma il
fondovalle si avvicina. Continuo a correre tutta la discesa, e
nell'ultimo paio di chilometri accellero il ritmo superando di gran
carriera frotte di concorrenti che zoppicando si trascinano verso
Vielle Aure.
L'arrivo è spettacolare: le strette
stradine del paese gremite di pubblico ed un gran tifo all'arrivo nella
piazza. Anche questa è andata, in 38 ore e 52'. Ho fatto una gran
fatica a raddrizzare una giornata nata storta, ma alla fine posso
ritenermi soddisfatto di essere giunto al traguardo. Da come si erano
messe le cose non ci avrei scommesso!